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Tu non hai paura



 
E tu non hai paura di dirmi che hai provato un piacere immenso sabato sera a cucinare per noi nella tua cucina. Non hai paura a dirmi che davanti a quei fornelli hai immaginato solo noi, in una cucina nostra, con figli nostri, la nostra famiglia allargata. La nostra famiglia allargata ma stavolta detto senza ridere. Come quando al bancomat mi hai chiesto allora diventiamo genitori? come quando alla cassa mi hai detto che non sono ancora tua moglie. Come quando in auto mi hai detto devo dirti una cosa ma aspetto venerdì e te l'ho detta io e hai fatto finta di arrabbiarti ma eri così felice. Siamo così felici che non sembra vero che non sembra vero che sia iniziato tutto così per caso spinti dallo scherzo di un amico che su questa possibilità ci scherzava ma in fondo davvero non se la aspettava così la nostra storia. E ora non scherza più si fa qualche domanda ma fondamentalmente tace. E tu non hai paura di dirgli cosa senti ma una paura sì ce l'hai e la esorcizzi ogni giorno ti fai ripetere da me le stesse parole e lui cerchi di non provocarlo perché in fondo lo temi. E tu non hai paura e in una di quelle tue telefonate telegramma che mi fanno ridere ma ridere di felicità pura dici tre parole e poi aggiungi ci sentiamo. E tu non hai paura di crederci finalmente che niente è più come prima che nessuna prima di me e nessuno prima di te ha contato tanto. E' stato difficile scrivere questa felicità c'è voluto un mese e mezzo quasi. E' sempre molto più semplice scrivere il dolore quando c'è che la felicità che sentiamo ma in fondo questo te lo devo.

Pubblicato il 18/3/2009 alle 17.4 nella rubrica Diario.

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